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Sylvia di Léo Delibes alla Scala nella versione di Manuel Légris

Sylvia – Wiener Staatsballett – Ashley Taylor

È la brillante partitura del compositore francese Clément Philibert Léo Delibes (1836–1891) che salva dall’oblìo “Sylvia ou La nymphe de Diane”, balletto in tre atti e cinque quadri, nato il 14 giugno 1876 all’Opéra Garnier, Parigi.
La critica è severa con la coreografia di Louis Mérante, che dal pubblico riceve una tiepida accoglienza; ma il consenso è unanime per le musiche, in molti momenti particolarmente deliziose, e ancora oggi definite “un tesoro di orchestrazioni creative e di melodie accattivanti”. Sono un vero invito alle danze, con pagine che sbalzano alla perfezione la sintonia dei gruppi, e concedono uno spazio speciale ai passi a due: ora l’atmosfera è pizzicata e ritmata, ora è languida e sensuale. Da sapiente artigiano, autore peraltro di capolavori indiscussi come “Lakmé”, “La Source”, e, specialmente, “Coppélia”, Delibes si scalda al fuoco e alle fiamme diffusi da Wagner nelle proprie opere, in quei decenni novità dilagante in Europa; li incrocia abilmente con quel tanto di retorica “pompier” che, nei ballettoni di repertorio, non guasta mai; posiziona passaggi di squisita luminosità; e ricuce il tutto con una precisa sensibilità per la dinamica e la linearità del fraseggio musicale. Tanta competenza, in una grammatica delle emozioni che mette a frutto l’intero ventaglio dell’orchestra, lascia ammirato Ciajkovskij, a tal punto ispirato dal compositore francese da dichiarare che il suo “Lago dei cigni” sbiadisce di fronte a “Sylvia”. Il libretto, firmato da Jacob Adolphe Reinach e Paul Jules Barbier, seri professionisti del palcoscenico, nasce sull’impronta di “Aminta”, favola pastorale composta da Torquato Tasso nel 1573, pubblicata nel 1580 circa. La trama segue le alterne e contrastate vicende dell’amore fra il pastorello Aminta e la ninfa Sylvia, vergine consacrata alla dea Diana. Il tema pastorale e le figure mitologiche, come Eros che tira le frecce e le corde della trama, il burbero gigante Orione, l’efebico Endymione amato dalla Luna, sono ambientati in una improbabile Grecia da Arcadia, fotografata alle porte dell’Olimpo: le ninfe saltellano e cacciano in leggiadre tunichette, i fauni sono vispi e maliziosi, i contadinotti felici secondo la tradizione, in un corteggio di satiri, driadi, vestali e schiave. Sono adorabili statuine di cartapesta, che conferiscono al balletto un clima datato, d’altri tempi, assai appetito, però, dal pubblico, che vi aderisce a frotte, adescato e rasserenato da una solida, vecchia storia. Gli allestimenti successivi di Sylvia, creati a Parigi da Leo Staats, Serge Lifar, Lycette Darsonval, e presto diffusi in tutta Europa, da Aurel Milloss tra gli altri, non registrano grandi entusiasmi, fino ad una versione capolavoro, costruita nel 1952 da Sir Frederick Ashton per il Royal Ballet, Londra, che con questo titolo guadagna la fama. È a questa versione che fa riferimento, nel 1997, John Neumeier, per l’eccellente edizione da lui curata per l’Opéra di Parigi. A sua volta è a questa produzione che guarda Manuel Légris, già interprete di Aminta come étoile dell’Opera, oggi direttore del Wiener Staatsballett e, nel novembre 2018, coreografo a Vienna di un allestimento ora in scena al Teatro alla Scala (www.teatroallascala.org), che lo coproduce. Nove le recite, dal 17 dicembre al 14 gennaio, per l’apertura, alla grande, della Stagione di Balletto, e un debutto per la Scala, che prosegue il filone del recupero del repertorio ottocentesco. Tolta la polvere del vecchiotto, spunta una nuova immagine, di grande impatto visivo: con le scene, fastose, e i costumi, bellissimi, disegnati da Luisa Spinatelli, lo spettacolo si presenta spumeggiante, carico di vitalità, freschezza ed energia, con caratteri ben delineati e tanti virtuosismi. Drammaturgia e libretto sono di Manuel Legris e Jean-François Vazelle, da Barbier e de Reinach; assistente alle scene e costumi è Monia Torchia; luci di  Jacques Giovanangeli.

Per gli appuntamenti di Prima delle prime – Balletto, il Teatro alla Scala, con Amici della Scala, presenta, sabato 14 dicembre 2019, ore 18, Ridotto dei Palchi “A.Toscanini”, Marinella Guatterini, che incontra il pubblico sul tema: “La ninfa innamorata del Tasso per il gioiello musicale di Léo Delibes”. Ingresso libero sino a esaurimento posti.
Ermanno Romanelli

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