Il fascino dell’Opéra di Parigi negli sguardi di Edgar Degas

Hilaire-Germain-Edgar Degas (French, 1834 – 1917 ), The Dance Class, c. 1873, oil on canvas, Corcoran Collection (William A. Clark Collection) 2014.79.710

PARIGI – L’eterno fascino della danza e delle sue protagoniste assolute, le ballerine, sono al centro di uno splendido documentario, chiaramente visibile nel sito di ARTE France, che lo coproduce, insieme a Les Bons Clients, Musée d’Orsay e Orangerie, Opéra National de Paris.
Il video, attivo sino al 6 dicembre 2019 nel sito di ARTE France (https://arte-magazine.arte.tv/programme/41598/152607) è l’indispensabile complemento, e una efficace guida introduttiva, all’altrettanto splendida mostra dedicata a “Degas à l’Opéra”. L’esposizione invece, inaugurata il 24 settembre scorso, si può visitare al Musée d’Orsay, Parigi, sino al 19 gennaio 2020, o coglierne i punti essenziali nel sito del Museo (https://www.musee-orsay.fr/it/accoglienza.html).

Realizzato da Blandine Armand e Vincent Trisolini, l’inedito documentario esplora quanto già fatto nel proprio tempo, in modo altrettanto implacabile, dal grande e aristocratico artista francese, nato Hilaire German Edgar Degas  (Parigi, 19 luglio 1834 – Parigi, 27 settembre 1917). Per oltre quaranta anni, dagli inizi degli anni ’60 del 1800 alle sue ultime opere, oltre il 1900, il celebre pittore e scultore dedicò quasi per intero il proprio sguardo, sino a vederlo sfumare nella cecità, all’Opéra di Parigi, cercando di rivelarne al mondo gli angoli, i corpi, i volti, i mille segreti e la magia.

Figlio di un banchiere che amava l’arte, Degas, ancora piccolo, frequenta l’Opéra nella vecchia sede di rue Le Peletier, cuore pulsante della vita culturale e sociale parigina, sino all’incendio che la distrugge nel 1873. Nel 1868, il pittore, in cerca di riconoscimento, e stanco di un accademismo che ne frena gli interessi, immortala la famosa ballerina Eugénie Fiocre in un dipinto innovativo: “La Source”. Se il dipinto passa quasi inosservato, l’artista inaugura il soggetto che occuperà la sua vita. Introdotto dietro le quinte dell’istituzione dal librettista Ludovic Halévy, Degas raccoglie, da scrupoloso osservatore, un materiale che cerca di ricreare all’infinito nel suo studio. Sempre partendo dal disegno, Degas cattura il mistero del corpo in movimento in composizioni di una sorprendente modernità (personaggi dettagliatamente analizzati in primo piano e, assai sfumati, nelle file successive, tagli, slittamenti nella prospettiva). Dalla sua prima commissione, con il ritratto di un suonatore di fagotto dell’opera, sino alle sue ultime “orge a colori”, influenzate dalla sua crescente cecità, il documentario percorre, parallelamente alla mostra, un viaggio nelle opere di un genio rivoluzionario, un uomo sfuggente che ha fatto di Palais Garnier, tempio della musica e della coreografia, il laboratorio di mille immagini audaci. L’Opéra di Parigi era infatti il punto centrale del suo lavoro, la “stanza tutta sua”, come la definiva il suo amico, il poeta Stéphane Mallarmé. Lo sguardo di Degas ne esplora i diversi spazi (sala e palcoscenico, logge, foyer, sale da ballo), e immortala le figure che lo popolano: ballerini (sul palco, a riposo, singoli e in formazione), cantanti, musicisti dell’orchestra, spettatori, con i maturi signori abbonati, che, in abiti neri, dietro le quinte si intrattengono amabilmente con les danseuses. Se gli altri soggetti trattati dall’artista (ritratti, paesaggi, scene di gare ippiche, bordelli, concerti di caffè, modaioli), appaiono solo sporadicamente, l’Opéra è costantemente presente nel suo lavoro. Perché questo universo chiuso, che, attraverso le finestre velate o le sale da ballo, lascia filtrare solo pochi spiragli del mondo esterno, è un microcosmo di infinite possibilità, dove prendono vita molteplici esperimenti pittorici. Degas esalta i più diversi punti di vista con inquadrature insolite, come il di sotto in su; sottolinea i contrasti nell’illuminazione; diversifica gli studi e le variazioni del movimento; svela la verità nascosta nei singoli gesti e l’apparente spontaneità che, nella danza, nasconde il costante allenamento e lo studio paziente, le distorsioni apportate ai corpi delle ballerine. Ovvero, nelle parole del pittore, tutto ciò che offre questo mondo visto “a distanza, e con un velo di fard”, un mondo del quale esplora tutti gli angoli e gli usi, tra osservazione realistica e fantasmagoria.

Ma l’Opera è anche un laboratorio propizio alle innovazioni tecniche: è con Ludovic Lepic, costumista all’Opera, che Degas realizza il suo primo monotipo nel 1881: La piccola ballerina di quattordici anni, una statua di cera completa di accessori reali, che rivoluziona la scultura, e provoca un vero scandalo. Dalla grande retrospettiva del 1988 (Parigi, New York, Ottawa), che ha segnato il rilancio degli studi su Degas, diverse mostre sono state dedicate al “pittore delle ballerine” (Degas and the Dance, Detroit e Philadelphia 2003, Degas and the Balletto, Picturing Movement, Londra, 2011). Ma nessuna di queste ha considerato l’Opéra nel suo insieme, studiando allo stesso tempo l’appassionato legame che il pittore aveva con la Maison (“la mancanza dell’Opéra è una vera sofferenza”, scrive dopo poche settimane a New Orleans), i suoi gusti musicali (il suo attaccamento alla Grand opéra francese e il suo odio per il Wagnerismo), i suoi rapporti personali con registi, compositori (Auber, Reyer o Chausson), il corpo di ballo, i cantanti, gli abbonati e le infinite risorse di questa meravigliosa “cassetta degli attrezzi”. I primi quaderni dell’artista, conservati presso la Biblioteca Nazionale di Francia, mostrano il suo primo interesse per la scena. Dagli “esercizi di precisione” dopo il 1870, ai pastelli e carboncini “fine line” del 1890 e 1900, Degas utilizza una varietà di tecniche e supporti, che vanno dai dipinti di grande formato ai “prodotti” destinati alla vendita, alle sculture e alle illustrazioni.

La mostra è organizzata dai musei Orsay e Orangerie, Parigi, e dalla National Gallery of Art di Washington DC, in occasione del trecentocinquantesimo anniversario dell’Opéra di Parigi, con l’eccezionale contributo della Biblioteca Nazionale di Francia.
Ermanno Romanelli