Preljocaj crea alla Scala il “Winterreise” di Schubert

Winterreise Angelin Preljocaj – le prove in sala – ph Brescia e Amisano Teatro alla Scala

In prima assoluta dal 24 gennaio fino al 9 marzo il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di Milano è impegnato in un “Winterreise, viaggio in inverno” e nel cuore di un uomo, affascinante capolavoro del Romanticismo, coreografia di Angelin Preljocaj

MILANO – Winterreise (Viaggio d’inverno), titolo della prima creazione di Angelin Preljocaj per il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, è la nuova tappa del ciclo di balletti su musica da camera realizzati dal Teatro milanese, in questa stagione dedicata al capolavoro di Franz Schubert (1797-1828). L’allestimento è in prima assoluta dal 24 gennaio fino al 9 marzo (info www.teatroallascala.org).

Il basso-baritono Thomas Tatzl, al debutto alla Scala, e il pianoforte di James Vaughan completano il cast, con scene e luci di Constance Guissset, light designer Eric Soyer, e i costumi firmati dallo stesso Preljocaj. Per il Corpo di Ballo sono impegnati: Antonella Albano, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone, Chiara Fiandra, Agnese Di Clemente, Giulia Lunardi, Benedetta Montefiore, Marco Agostino, Christian Fagetti, Matteo Gavazzi, Marco Messina, Eugenio Lepera, Andrea Risso.

Di cosa ci parla Winterreise, ciclo di Lieder tra i più celebrati del compositore austriaco? L’ordine nel quale sono proposte le 24 poesie del letterato tedesco Wilhelm Müller (1794-1827), mette a nudo un flusso di coscienza, un dramma della mente e della memoria. Chi “parla”è il cuore di un uomo, tormentato dal recente rifiuto d’amore, e dai ricordi. Il cupo viaggio in inverno, che sembra non finire mai, forse conduce alla dissoluzione di tutto, alla morte, perché la vita non ha più senso.

Winterreise è un miracolo di visioni ed emozioni altissime, di forte spessore. Parole e musica fondono, in commovente metamorfosi, il microcosmo dei sentimenti interiori con vivide immagini della natura: il soffiare del vento, la tempesta, l’acqua che diventa ghiaccio, il canto degli uccelli, sino ad accennare alla melodia dell’organetto, eco della fine ineluttabile.

È un rischio non da poco aggiungere e interpolare un’altra dimensione a questo capolavoro, caposaldo dell’estetica del Romanticismo, così perfettamente concluso in sé. Collocarlo in una prospettiva che traduce sillabe e suoni nei termini visivi, fisici e “sudati” della danza, i cui ritmi, va detto, percorrono per intero l’opera di Schubert, rendono assai concreta la possibilità di spezzarne la coerenza, “contaminare” quel suo “respiro interiore” senza esaltarlo come merita, né renderne del tutto comprensibile il valore.

Tanto più opportuno sembra l’incontro con il coreografo e il pubblico, condotto da Marinella Guatterini, cheprecede la “prima” (22 gennaio, ore 18, Ridotto dei palchi A. Toscanini). Il titolo, “Danzatore sono arrivato e danzatore parto”, prende spunto da “Come un estraneo sono comparso, come un estraneo me ne vado”, iniziale strofa di Gute Nacht/Buona Notte, primo dei Lieder del ciclo di Schubert, da lui composto nel 1828, a 31 anni, un anno prima della morte.

Un comunicato stampa del Teatro precisa: “L’intenzione è ribadire l’importanza della coreografia-drammaturgia del coreografo franco-albanese in questa sfida al capolavoro di Schubert. Il balletto punta ad evocare emozioni, sensazioni e promette sorprese, interpretabili liberamente dallo spettatore. Il titolo restituisce anche il carattere universale di questo “Viaggio d’inverno”: tra angosce, paura, incanti della natura, l’estraneo/danzatore appare e se ne va, non è detto verso la morte, di sicuro sottobraccio alla sua disperazione”.

Dopo aver concesso alla Compagnia scaligera tre suoi acclamati lavori, (Annonciation, Le Parc, La Stravaganza), Preljocaj firma ora una creazione. “È raro che io faccia creazioni per una compagnia che non sia il Ballet Preljocaj – precisa il coreografo –  è successo finora solo con l’Opéra di Parigi e il New York City Ballet. Gli artisti della Scala conoscono il mio stile, dunque quando con il Direttore della Compagnia Frédéric Olivieri abbiamo discusso sulla possibilità di una creazione, ho pensato che fosse il momento per iniziare questa avventura! I progetti su musica da camera, per la loro struttura, creano intimità fra musicisti, danzatori e pubblico, un triangolo magico che si crea in queste occasioni più che con una grande orchestra. Questo è uno dei motivi per cui ho scelto Winterreise: i 24 Lieder di Schubert racchiudono qualcosa di intimo e delicato, e uno dei miei obbiettivi è trovare assieme a musicisti, danzatori, pubblico, complicità e condivisione di questa atmosfera intima, in questo viaggio d’inverno.  Che assomiglia a quello della vita. Lo immagino come un giardino d’inverno, un luogo in cui è presente l’inverno ma anche il germe delle altre stagioni, quasi un laboratorio sperimentale della vita”.

E.R.