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La grande danza al Massimo di Palermo: Doda, Duato, Kylián

in Festival/Spettacoli

 

Jiří Kylián

Vivo successo per “La grande danza” al Teatro Massimo di Palermo

Un filo rosso lega i balletti di Gentian Doda, Nacho Duato e Jiří Kylián: tre coreografi di diversa nazionalità e generazione, in un forte processo di osmosi creativa nella rispettiva formazione.

Proseguono fino a Sabato 5 maggio, al Teatro Massimo di Palermo, le repliche di “La grande danza: Doda, Duato, Kylián”. Lo spettacolo, con tre coreografie firmate da Gentian Doda, Nacho Duato

è fresco del successo ottenuto, dopo la prima di sabato 29 aprile, Giornata Internazionale della Danza, grazie alla ottima prova del Corpo di ballo del Teatro e all’Orchestra del Teatro Massimo, guidata da Alessandro Cadario.

Sono tre diverse coreografie, di tre coreografi europei appartenenti a tre diverse nazionalità e generazioni, dal più giovane, l’albanese Gentian Doda, al grande Jiří Kylián. Tre coreografi legati da un preciso fil rouge: un deciso processo di osmosi creativa nella rispettiva formazione, poiché l’inizio della carriera di Nacho Duato ha avuto luogo al Nederlands Dans Theater, sotto la guida di Kylián, così come Gentian Doda ha iniziato a creare le sue coreografie seguendo i laboratori coreografici della Compañía Nacional de Danza, sotto la direzione di Nacho Duato.

La prima delle tre coreografie, “Sin lo cual no”, del coreografo albanese Gentian Doda, impegna l’ensemble in una coreografia corale, nella quale i ballerini passano dall’immobilità forzata alla frenesia, a volte muovendosi come ingranaggi di una gigantesca macchina, a volte chiusi, ciascuno, in un personale delirio, dove ogni minimo gesto assume significato e importanza. La musica di Joaquín Segade, che utilizza anche rumori industriali, accentua la visione di una umanità dominata dalle macchine.

È invece la natura, con i suoi misteriosi poteri, al centro di “Duendecon”, coreografia di Nacho Duato, su musiche di Claude Debussy, eseguite da Rosolino Bisconti al flauto, Gaspare D’Amato alla viola e Valentina Rindi all’arpa, ancora con l’Orchestra del Teatro Massimo diretta da Cadario. Il termine “duende” trasporta il pubblico in un mondo fatato, dove le leggi ordinarie della vita umana perdono di potere e significato. Infatti per gli spagnoli la parola indica gli elfi, esseri magici che abitano la natura e la animano con i loro scherzi, le loro capriole, gli inganni e le illusioni.

È un caso a sé stante, e rappresenta una storia e un esito artistico davvero senza pari, l’ultimo brano della serata: “Sechs Tänze”, su coreografia, scene e costumi di Jiří Kylián, costruito sulle musiche delle Sei danze tedesche di Wolfgang Amadeus Mozart, con luci concepite da Kylián e realizzate da Joop Caboort, nell’allestimento del Semperoper Ballet di Dresda. Per capire l’importanza e il valore di questo titolo, basta dare un’occhiatina veloce al sito di Kylián (http://www.jirikylian.com/).

“Solo” nella seconda parte della stagione 2018, per non dire delle mille volte nelle quali è già stato proposto in passato (al Teatro alla Scala di Milano, ad esempio), e di quante ancora lo sarà in futuro, troviamo il balletto allestito da compagnie collocate ai quattro angoli del mondo:  dal Royal New Zealand Ballet al Balletto di Norvegia, dal Nashville Ballet all’Hungarian National Ballet, dal Dayton Ballet a Introdans, per citarne alcune (l’elenco è inhttp://www.jirikylian.com/agenda/).

Con questa coreografia, utilizzando quel “favoloso strumento che è il nostro corpo, così ricco che supera tutte le lingue del mondo”, il grande Kylián, nato a Praga nel 1947, olandese d’adozione, propone al pubblico “sei momenti apparentemente privi di senso, impossibilitati a svilupparsi davanti al mondo d’oggi, un mondo sempre turbato, che, per ragioni imprecisate, ciascuno porta dentro di sé”.
Ermanno Romanelli

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