Cambio della guardia al New York City Ballet con Jonathan Stafford e Wendy Whelan

I consigli di amministrazione del New York City Ballet (NYCB) e della School of American Ballet (SAB), l’accademia di formazione affiliata alla compagnia, hanno annunciato la nomina di Jonathan Stafford come direttore artistico di NYCB e SAB, e di Wendy Whelan come Direttore Artistico Associato del NYCB.

Entrambi stimati ex ballerini della compagnia, e allievi della SAB, i due artisti sono elementi di spicco nella danza americana, e sono probabilmente la scelta migliore per la leadership artistica di due delle istituzioni di danza più acclamate e leggendarie del mondo.

Insieme a loro, Justin Peck, solista e coreografo residente nel NYCB, assume un ulteriore ruolo di consulente artistico. Questa singolare e inedita “trimurti gestionale”, al netto di possibili (probabili?) divergenze, tensioni e conflitti futuri, è progettata, dice un comunicato stampa “per garantire che una delle compagnie di danza preminenti del mondo continui a presentare spettacoli al più alto livello artistico, fornendo al tempo stesso un supporto a tutti i propri artisti, tra i quali oltre 90 ballerini e i 62 elementi dell’Orchestra del NYCB”.

“Il New York City Ballet è orgoglioso di inaugurare questa nuova generazione di leadership con due delle sue stelle più brillanti al timone artistico”, ha dichiarato Charles W. Scharf, Presidente del Consiglio di amministrazione del NYCB. “Jonathan Stafford, la cui ventennale carriera con la compagnia include un notevole lavoro come esemplare primo ballerino e indispensabile maestro, ha svolto un lavoro straordinario come nostro capo artistico ad interim nell’ultimo anno. Wendy Whelan, una delle ballerine più importanti e amate nella storia della nostra compagnia, ha costruito una dinamica carriera dopo il congedo dal NYCB come artista innovativa”.

La nomina di Stafford e Whelan segue un periodo “assai travagliato” (eufemismo!) per la compagine americana. Non sono state certamente dimenticate, e costituiscono ancora un rovente argomento di discussione, con annesso strascico giornalistico, sia le conseguenze delle precipitose dimissioni, l’1 gennaio 2018, di Peter Martins, per trentacinque anni alla guida del NYCB, sia l’allontanamento, altrettanto veloce, l’autunno scorso, di tre primi e assai affermati ballerini della compagnia. Per tutti, le accuse erano di “comportamenti inappropriati”, dentro e fuori le sedi della compagnia, verso ballerine e ballerini, con risvolti e modalità assai diverse per ciascuno degli “imputati”.

Da molto lontano, ovvero in Europa, l’intera faccenda, che non ha avuto conseguenze in sede giudiziaria, è sembrata in realtà una resa dei conti, un modo per liquidare la vecchia guardia, per quanto riguarda Martins; e, per tutti, un modo assai efficace per collocare la compagnia in linea con una delle tante ondate moralizzatrici, politicamente corrette ma altrettanto isteriche, che periodicamente investono gli USA.

Eppure tali timori non avevano affatto scoraggiato le decine di candidati ai due ruoli, provenienti da tutto il mondo, che hanno presentato le relative domande. Da quel nutrito pool di candidati, erano stati selezionati 20 nomi, tra i più qualificati in ambito internazionale (i nomi sono ultra top secret, ma prima o poi i pettegolezzi apriranno Fort Knox).

Gli stessi erano stati invitati a interviste personali con il comitato di ricerca al completo, con la gestione dell’intero processo guidata dalla Phillips Oppenheim, una tra le principali società di consulenza. Stafford ha iniziato immediatamente il proprio incarico, Whelan si cala nel suo nuovo ruolo a metà marzo. Chiuso un capitolo non proprio felice per il NYCB, se ne aprirà un altro, con non poche incognite, artistiche e gestionali, tutte da seguire.

È da ricordare che la compagnia, erede del grande repertorio di George Balanchine e di Jerome Robbins, tra gli altri importantissimi autori, con sede nel David H. Koch Theater al Lincoln Center, è tra le più imponenti al mondo per dimensioni dell’organico e importanza del repertorio. Opera con un budget annuale di almeno 88 milioni di dollari, con oltre 450 impiegati fra artisti e personale amministrativo ed ai servizi.