Notizie di danza in Italia e all’estero, per danzatori, insegnanti e appassionati

La geniale “Gravité”di Preljocaj in tour fra Modena, Pavia, Parma

GRAVITE BALLET PRELJOCAJ © JEAN-CLAUDE CARBONNE

Da sempre, in danza e oltre, il genio creativo, quello puro, grande, senza eguali, si riconosce d’acchito per la immediata e originale scelta di un soggetto da rappresentare e/o di un titolo eloquente, che possa diventare il vessillo ammirato di una creazione.

Magari quel tema è lì, da sempre, sotto gli occhi di tutti, ma nessuno, sino a quel momento, ha trovato il modo e l’occasione appropriati per esaltarlo, per restituirlo al mondo in una luce nuova.

Lo ha fatto Angelin Preljocaj con il suo “Gravité”, etichetta che si riferisce al perno stesso del nostro vivere quotidiano; è da lui trasformato in un balletto per la propria compagnia, raccolta nel celebre Pavillon Noir di Aix-en-Provence, dove ha sede dal 2006 il Ballet Preljocaj / Centre Chorégraphique National. Franco-albanese d’origine, coreografo fra i più affermati del panorama contemporaneo, Preljocaj è stato ampiamente convalidato dal severo vaglio del tempo come l’esito migliore, tra i pochissimi rimasti, della grande ondata di nouvelle danse che ha rovesciato la scena coreutica in Francia, a partire dagli anni ’80.

Dopo il debutto in prima nazionale al Teatro Comunale di Modena, “Gravité” è giovedì 20 al Teatro Fraschini di Pavia, e domenica 23 al Teatro Regio di Parma, per il cartellone di PARMADANZA 2020. I tre appuntamenti italiani sono inseriti in un calendario che porta in giro per il mondo circa 110 spettacoli all’anno, tra i più fitti per una compagine di danza, fondata nel 1985, e oggi tra le più quotate in ambito internazionale. Per il proprio ensemble, e oltre, Preljocaj ha creato più di cinquanta coreografie, presenti nel repertorio di istituzioni come il Ballet de l’Opéra National de Paris, il Teatro alla Scala di Milano e il New York City Ballet. Vale la pena citare almeno “Roméo et Juliette”, “Helikopter”, “Le Sacre du printemps”, “Les 4 saisons”, “Blanche-Neige”, altrettanti tasselli di un mosaico con il quale il coreografo si conferma instancabile esploratore della danza a partire dalle sue radici corporee.

Con “Gravité”, realizzato in una scena essenziale per ritrovare le magie del puro movimento espresso dai suoi tredici danzatori, su un pannello di musiche che comprende Maurice Ravel, Johann Sebastian Bach, Iannis Xenakis, Dimitri Shostakovic, Daft Punk, Philip Glass, 79d,  Preljocaj si muove dentro e intorno l’identità e le conseguenze di uno degli elementi fondanti del linguaggio coreutico: il peso. In gruppi separati o insieme, in passi a due o a tre, gli interpreti si aggregano temporaneamente o si respingono, come i satelliti che regolano l’equilibrio del nostro micro o macro universo. È una miscela di danza classica e contemporanea, scandita da una serie di quadri che mentre sfidano la pesantezza acquistano in leggerezza. Il coreografo cerca di mettere in luce e decifrare il paradosso fondante dell’arte coreutica e, con questa, la dualità inconciliabile della condizione umana: la vertigine, il senso transitorio dello spazio e del tempo che ad essi sono legati, e, nel contempo, la rispettiva negazione fisica che, per entrambi, riconduce il tutto a terra. “La gravità”, ha dichiarato l’autore, “ è una delle quattro forze fondamentali che reggono l’universo. È invisibile e impalpabile, ma immanente. Da diversi anni, le nozioni di peso, spazio, velocità e massa hanno attraversato in modo intuitivo la mia ricerca”, prosegue Preljocaj, “e il lavoro quotidiano con i danzatori mi porta a sperimentare forme i cui componenti fondamentali girano attorno a questo tema, contemporaneamente astratto e terribilmente concreto”.

Ermanno Romanelli

Torna in CIMA