
PH Serena Nicoletti
Al Teatro Verga, dal 23 Ottobre al 1 Novembre, dodici danzatori danno vita a un paesaggio umano attraversato da conflitti, tensioni e trasformazioni. Una creazione che riunisce tre protagonisti della danza contemporanea europea e indaga le forze invisibili che agitano il corpo e la società.
C’è qualcosa di profondamente umano nell’immagine di un vulcano. Sotto una superficie apparentemente immobile si accumulano energie, pressioni e tensioni che, prima o poi, cercano una via di fuga. È da questa suggestione che prende forma L.A.V.A., la nuova creazione coreografica firmata da Emio Greco, Pieter C. Scholten e Roberto Zappalà, in scena al Teatro Verga di Catania nell’ambito dell’apertura della nuova stagione del Teatro Stabile, diretto da Marco Giorgetti.

Non poteva esserci luogo più evocativo di Catania, città che vive da sempre all’ombra dell’Etna, per accogliere un’opera che fa dell’eruzione una metafora della condizione umana. Ma la lava evocata dai tre coreografi non è soltanto quella che scorre dalle viscere della terra. È soprattutto un’energia interiore, una forza che attraversa i corpi, alimenta i conflitti, mette in discussione gli equilibri e rende possibile il cambiamento.
Il progetto nasce dall’incontro tra due realtà artistiche di primo piano nel panorama europeo: da una parte Emio Greco e Pieter C. Scholten, alla guida di ICK Dans Amsterdam, dall’altra Roberto Zappalà, fondatore e direttore artistico di Scenario Pubblico / Compagnia Zappalà Danza. Tre personalità che hanno sviluppato linguaggi coreografici riconoscibili, accomunate da una concezione della danza come strumento di indagine sull’essere umano e sulle sue contraddizioni.
La loro collaborazione non cerca necessariamente una sintesi rassicurante. Al contrario, sembra trovare proprio nelle differenze, negli attriti e nelle possibilità di contaminazione il terreno più fertile per una nuova esperienza creativa. Il corpo diventa così il luogo in cui si incontrano e si scontrano sensibilità differenti, in una continua oscillazione tra controllo e abbandono, individualità e dimensione collettiva.
Dodici danzatori abitano questo universo in movimento, trasformando lo spazio scenico in un territorio instabile, attraversato da energie che si accumulano, esplodono e si ricompongono. Non si tratta semplicemente di rappresentare un’eruzione attraverso la danza, ma di esplorare ciò che precede e segue ogni rottura: l’attesa, la pressione, la resistenza, il vuoto e la possibilità di una nuova forma.
Il titolo stesso racchiude la struttura concettuale della creazione. Le quattro lettere di L.A.V.A. diventano altrettante parole chiave: Lotta, Avversione, Vuoto, Astrazione. Quattro condizioni che possono essere lette come fasi di un processo fisico ed emotivo, ma anche come manifestazioni delle tensioni che attraversano la società contemporanea.
La lotta richiama il confronto e la necessità di misurarsi con l’altro; l’avversione introduce la distanza, il rifiuto, la contrapposizione. Il vuoto apre invece uno spazio di sospensione, una condizione in cui ciò che esisteva sembra perdere consistenza. Infine, l’astrazione suggerisce la possibilità di superare la dimensione immediata del conflitto per accedere a una diversa percezione del movimento e delle relazioni.
In questo percorso, la danza si allontana da qualsiasi funzione puramente illustrativa. I corpi non raccontano una storia lineare, ma diventano essi stessi materia narrativa. Si cercano, si respingono, entrano in collisione, attraversano momenti di prossimità e separazione. L’energia non nasce necessariamente dall’armonia, ma anche dalla frizione, dalla resistenza e dall’impossibilità di trovare un equilibrio definitivo.
Un ruolo determinante è affidato alla dimensione sonora. Il sound design di Salvador Breed, costruito attraverso trame elettroniche, pulsazioni e risonanze profonde, non costituisce un semplice accompagnamento musicale, ma una componente attiva della drammaturgia. Il suono agisce come una pressione ulteriore sui corpi, ne sollecita le reazioni, ne interrompe le traiettorie e contribuisce a generare un’atmosfera di tensione continua.

È proprio nella relazione tra movimento e suono che l’immagine del magma acquista una particolare forza evocativa. Come nelle profondità della terra, anche sulla scena ciò che appare visibile sembra essere soltanto la manifestazione esterna di un processo più complesso, nascosto e inarrestabile.
L.A.V.A. si inserisce inoltre in un percorso di ricerca che accomuna, pur nelle rispettive specificità, i suoi autori. Emio Greco e Pieter C. Scholten collaborano dal 1995, anno della loro prima creazione, Bianco, e della formulazione di un manifesto artistico fondato su sette principi dedicati alla danza e alla relazione tra corpo e pubblico. Da allora hanno attraversato territori espressivi differenti, dal teatro musicale all’opera, dalla performance al cinema, sviluppando una poetica nella quale il corpo è continuamente interrogato nelle sue possibilità espressive e nella sua relazione con il pensiero.
La loro esperienza alla direzione del Ballet National de Marseille, dal 2014 al 2018, ha rappresentato una tappa significativa di questa ricerca, approfondendo il rapporto tra tradizione del balletto e linguaggi contemporanei. Più recentemente, attraverso il ciclo WE, hanno posto al centro del loro lavoro il rapporto tra individuo e collettività, tra identità personale e dimensione sociale.
A questa visione si affianca la ricerca di Roberto Zappalà, da anni impegnato nell’elaborazione di un linguaggio coreografico fortemente fisico, capace di intrecciare identità mediterranea, contemporaneità e riflessione sulle dinamiche umane. Il suo lavoro con Scenario Pubblico ha contribuito a fare di Catania un importante punto di riferimento per la danza contemporanea, creando un dialogo costante tra il territorio siciliano e la scena internazionale.
L’incontro tra queste esperienze conferisce a L.A.V.A. un significato che va oltre la collaborazione tra artisti. È il confronto tra differenti modi di intendere il movimento, ma anche la condivisione di una domanda essenziale: che cosa accade al corpo quando viene attraversato da forze che non riesce più a contenere?
Il patrocinio dell’INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia aggiunge un ulteriore livello di significato al progetto, rafforzando il legame simbolico tra fenomeni naturali e processi umani. La dimensione scientifica e quella artistica si incontrano idealmente attorno all’idea di trasformazione, intesa non soltanto come evento improvviso, ma come risultato di tensioni che maturano nel tempo.
In un presente segnato da contrapposizioni, instabilità e cambiamenti sempre più rapidi, L.A.V.A. propone dunque una riflessione che supera i confini della danza. L’eruzione diventa immagine di una società nella quale le pressioni individuali e collettive possono produrre fratture, ma anche aprire possibilità inattese.
Perché, in fondo, la lava non è soltanto una forza distruttiva. Raffreddandosi, genera nuova materia, modifica il paesaggio, ridisegna i confini della terra. Allo stesso modo, il conflitto e la trasformazione possono diventare occasioni per immaginare forme diverse di esistenza e di relazione.
È in questa tensione tra distruzione e rinascita, tra materia e movimento, che L.A.V.A. trova la sua suggestione più potente: il corpo come territorio vivo, fragile e incandescente, nel quale ogni frattura può essere l’inizio di una nuova possibilità.
JB