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Con “The Equity Project” la danza USA affronta parità e integrazione razziale

È nato “The Equity Project”, il titolo generale del progetto animato in sinergia da Dance Theatre of Harlem, The International Association of Blacks in Dance (IABD), e Dance / USA, con il generoso sostegno della Andrew W. Mellon Foundation.

Anche il mondo della danza, apparentemente sempre distratto, o rivolto altrove rispetto alla realtà quotidiana e ai suoi problemi, sembra “avvertire” i cambiamenti epocali, di cultura, sensibilità, consapevolezza, che sono in atto nel mondo. Tra questi, le pari opportunità e l’integrazione razziale sono in prima fila, specialmente negli U.S.A, un paese-continente che ha molti conti aperti con queste tematiche e le gravi conseguenze che ne derivano.

Lo scopo dell’iniziativa, annunciata alla conferenza Dance/USA a Los Angeles, nel giugno 2018, è contribuire ad incrementare la presenza dei danzatori di colore nelle compagnie di balletto professionale, e sostenere la parità razziale, grazie ad un programma triennale di partenariato. A tale scopo, “The Equity Project” raggruppa direttori artistici ed esecutivi di 21 grandi organizzazioni di balletto professionali: American Ballet Theatre, Atlanta Ballet, Ballet Austin, Ballet Memphis, Boston Ballet, Charlotte Ballet, Cincinnati Ballet, Dance Theatre of Harlem, Miami City Ballet, Nashville Ballet, National Ballet of Canada, New York City Ballet, Oregon Ballet Theatre, Pacific Northwest Ballet, Pennsylvania Ballet, Pittsburgh Ballet Theatre, Richmond Ballet, San Francisco Ballet, Jacqueline Kennedy Onassis School – American Ballet Theatre, Texas Ballet Theatre e The Joffrey Ballet.

Dopo l’incontro preliminare, un secondo momento si è svolto nella a Dayton, dal 21 al 27 gennaio, in collaborazione con la Dayton Contemporary Dance Company; il simposio finale, riassuntivo dell’iniziativa, sarà ospitato dal Dance Theatre of Harlem, a New York, nel 2020.

L’operatività del progetto è garantita dal team, altamente qualificato, di esperti e consulenti che mettono in campo un patrimonio di relazioni e conoscenze nel mondo del balletto classico, competenze utili ad abbattere razzismo e disinformazione. L’approccio punta a coinvolgere i partecipanti in un momento cruciale della storia del balletto, per trovare gli strumenti pratici per il cambiamento.

A questo riguardo, è illuminante il commento di Virginia Johnson, direttore artistico del Dance Theatre of Harlem, compagnia che, con le sue tournée internazionali, la scuola di formazione, un programma di educazione artistica e coinvolgimento della comunità, Dancing Through Barriers®, è diventata una prestigiosa istituzione di danza di fama mondiale.“Il nostro fondatore e direttore artistico emerito, Arthur Mitchell creò il Dance Theatre of Harlem 50 anni fa”, dice la Johnson, “con l’intenzione di dissipare il mito che i neri non avevano le capacità di affermarsi nell’arte del balletto classico. Negli anni trascorsi dalla sua fondazione, il DTH è diventato un punto di riferimento per i ballerini neri, non solo per il balletto classico, ma per la propria eccellenza. Con la recente scomparsa di Arthur Mitchell, siamo particolarmente orgogliosi di collaborare con The International Association of Blacks in Dance e Dance/USA a The Equity Project, nel tentativo di aumentare la presenza di persone di colore nel nostro ambito di lavoro, un’azione che Mr. Mitchell ha iniziato nel 1968”.

Per Denise Saunders Thompson, CEO e Presidente di The International Association of Blacks in Dance (IABD), “il significato del progetto è evidenziare ed elevare i contributi, ormai di lunga data, di uomini e donne afroamericani nel balletto, fornire assistenza, risorse e metodologie per avviare il processo di cambiamento sia istituzionale che organizzativo; un cambiamento che riflette le diversità esistenti, in tutta la loro pienezza, e rappresenta schiettamente l’America, sia in palcoscenico che dietro le quinte. La presenza dei neri nel balletto è documentata dall’inizio del XX° secolo, le loro storie dovrebbero essere conosciute, ed è attraverso questo processo di impegno diretto, di riflessione e azione che le compagnie vogliono sfidare le barriere esistenti per i ballerini neri, aprire le porte e creare opportunità ancora maggiori per tutti”.

Un’altra importante zona di azione che il progetto affronterà è guardare alla diversità oltre il palcoscenico. “Abbiamo i ballerini”, precisa la Thompson, “ma ci sono anche persone che possono ricoprire ruoli in queste compagnie, dal consiglio di amministrazione al personale dell’ufficio, nella produzione, tra i progettisti. Dobbiamo guardare al nostro ambito operativo nella sua totalità”.

Per la direttrice esecutiva di Dance/USA, Amy Fitterer, il progetto riflette un’altra importante lezione che le tre organizzazioni hanno imparato nel corso degli anni: “Si può davvero andare molto lontano quanto più e quante più persone sono intimamente coinvolte. Ora abbiamo finalmente direttori esecutivi e artistici che dicono ‘Parliamone, affrontiamo il problema’, e questo è un fatto fondamentale. Tante persone hanno dato una risposta  positiva e calorosa ad un qualcosa che si sta davvero costruendo con il lavoro che tutti noi abbiamo fatto. E tutto accade ora, in un momento in cui compagnie, artisti e direttori sono pronti a cambiare”.

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