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 La sezione danza di “SGUARDI”, vetrina del Teatro e della Danza contemporanei del Veneto, apre con
“Made in Italy. I soliti ignoti”, di Michela Barasciutti

 

Lo spettacolo è un viaggio fra vizi e virtù di “questa” Italia, attraverso un ventaglio di musiche; dal Quartetto Cetra a Franco Battiato, da Puccini e De André, canzoni d’autore, motivi popolari e pagine d’opera. Il tutto è costruito utilizzando come cornice una selezione di dialoghi tratti dal film “I soliti ignoti” (1958), di Mario Monicelli. Ciò che ne risulta è uno sguardo pieno di affettuosa autoironia sull’Italia e gli italiani, i nostri pregi e difetti, così descritti da Ennio Flaiano: “questo popolo di santi, poeti, navigatori, nipoti, cognati”.
È un percorso leggero e profondo, dove l’intimità si fonde con il gusto amaro della vita, e la solidarietà con quanto appare in scena è comunque forte perché siamo consapevoli, come spettatori, di assaporare sensazioni già vissute. Riscopriamo così spezzoni della nostra esistenza che ci appartengono, ma che forse vediamo con gli occhi aperti per la prima volta. Infine lo spettacolo è un gesto di affetto e di estremo omaggio al Maestro Mario Monicelli e alla sua opera cinematografica.
Michela Barasciutti è una figura di spicco nella scena di danza italiana. A Venezia, dove è nata, e poi nel Veneto, si è imposta prima come danzatrice per altri, poi come coreografa con il proprio gruppo, Toĉna, tra le più vivaci e versatili compagini nazionali. È un gruppo grazie al quale la Barasciutti ha saputo conquistare i propri spazi e il proprio profilo con un lavoro riconosciuto per sensibilità e rigore. Doti che l’artista ha riversato nel proprio impegno in A.R.CODanza, Associazione delle Compagnie di Danza della Regione Veneto.
Su “Made in Italy” ha scritto La Gazzetta del Mezzogiorno (20/11 2011): “Lo spettacolo …. proponeva una sequenza di interessanti coreografie di taglio evidentemente moderno , che la Barasciutti ha creato con lucida e incisiva sensibilità. Movimenti espressivi, evocativi… affidati a un quintetto di ferrati danzatori… Il tutto in un gioco vario, teso a esprimere desolazione, aggressività, legami, ripulse, in una scena vuota e modulata da accorti giochi di luce…Il pubblico ha gradito l’estrosità della creazione, apprezzando la bravura degli interpreti… ripetutamente evocati alla ribalta, alla fine, insieme alla Barasciutti”.


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